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Uno stereotipo dominante della nostra cultura vede l’anziano come come un individuo in preda a un progressivo e inesorabile sfacelo psico-fisico. In realtà l’invecchiamento è una fase fisiologica della vita di ogni essere umano, scandita dall’orologio biologico caratterizzato da una riduzione delle popolazioni cellulari più nobili e da un rallentamento dei meccanismi di riparazione e rigenerazione.
 
Tuttavia, il processo involutivo spesso deraglia in senso patologico, realizzando quei quadri di deterioramento senile che sono stati finora l’oggetto quasi esclusivo degli studi sulla vecchiaia, fornendo un immagine parziale e distorta. In condizioni normali, l’anziano può essere in grado di compensare l’inevitabile rallentamento psico-motorio con il suo patrimonio di esperienze e rappresenta quindi un modello di funzionalità diversa ma non meno efficace di quello giovane.
 
Con l’avanzare dell’età, il cervello va incontro a tutta una serie di fenomeni involutivi. La riduzione di volume, ma modificazione della morfologia superficiale, l’impoverimento del patrimonio di neuroni. In secondo luogo si ha lo sfoltimento delle reti dei dendriti. Nel citoplasma dei neuroni si accumulano progressivamente materiale “di rifiuto”, le lipofuscine. Infine si assiste alla comparsa di figure istologiche abnormi, in particolare le placche senili e le “tangles”. Tutti questi fenomeni raggiungono la massima intensità nelle varianti patologiche dell’involuzione cerebrale, quali la demenza multinfartuale e quella di Alzheimer.
 
Ma per quanto lo sfoltimento neuronale può suscitare allarme, non bisogna dimenticare che il nr dei neuroni è ridondante rispetto alle richieste funzionali e che nuovi circuiti possono stabilirsi a sostituzione di quelli perduti, grazie alle capacità plastiche di un tessuto nervoso metabolicamente integro.
 
INVECCHIARE IN SALUTE  È L’UNICO MEZZO CHE ABBIAMO PER VIVERE A LUNGO.
 
Nicola Camera