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Gli “shortening”, dall’inglese shorten che possiamo tradurre con rendere frollo, sono grassi anidri ottenuti a partire da miscele di grassi vegetali, talvolta addizionati con oli animali, al fine di migliorare la consistenza e la palatabilità degli alimenti a cui si aggiungono.
 
Presenti spesso e volentieri nelle merendine, negli snack e più in generale nei prodotti confezionati fritti, questi grassi furono sviluppati artificialmente all’inizio del Novecento, andando a idrogenare i grassi polinsaturi contenuti per esempio in diversi tipi di oli. Questo sostanzialmente consentiva alle aziende del settore alimentare di prolungare la vita dei prodotti sugli scaffali dei supermercati.
Senza sapore, lo shortening si usa abitualmente per la cottura e la frittura, e per fare frittelle, pasticceria, pane e torte.
 
Va notato che l’idrogenazione converte i grassi insaturi in grassi saturi, distruggendo i loro effetti benefici.
Lo shortening è molto usato in America e nella comune pasticceria industriale, può essere conservato 1 anno e come per la margarina, rimane intatto nel tempo.
 
Nicola Camera 
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